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Macerie…
Dello stomaco, dei buoni propositi, delle belle speranze. Il dopo-Natale sornione si affaccia proiettandoci nella successiva festa, più frivola e meno intensa, fatta di luci e di visioni d’oroscopo, condita di viaggi e riserve. Il nuovo anno, preceduto dal taglio del nastro della mezzanotte del 2011.
C’è chi ha già in mente cosa vuole realizzare e chi si attarda a sperare in un semplice “anno migliore del precedente”. Di rado, o forse mai, ho sentito qualcuno sperare che l’anno successivo sia come il precedente.
Voglia di migliorarsi? O incontentabilità?
Nel 2011 voglio portarmi dietro due sole cose:
la meraviglia di ricevere sorprese (da belle persone) anche quando sembrava tutto spacciato, e nutrirsi di questo
la consapevolezza che si più fare (e non cercare) di più, per sé, per gli altri
Il resto lo butto con gioia giù dal terrazzo la notte dell’ultimo dell’anno. Compreso quei buoni propositi troppo stereotipati che naufragano poi nel mare degli impegni e delle incombenze.
Un buon punto fermo può essere quello di sfruttare un nuovo ciclo (l’ultimo di questo secondo i cari vecchi Maya) per realizzare cose che avevamo dimenticato di volere o percorrere strade che davamo per scontato irraggiungibili.
Provare a fare ogni giorno una cosa mai fatta prima, anche piccola. Mettere il bicchiere dello spazzolino da denti dall’altra parte del lavandino, indossare un colore mai indossato prima, ascoltare la canzone di un artista nuovo e sconosciuto, comprare il libro di un autore esordiente, telefonare ad un amico vecchio non perché è il suo compleanno ma solo per sapere cosa mangerà a cena, mettere l’orologio sull’altro polso, bere la mattina qualcosa di diverso dal solito caffè, appendere alla parete un quadro nuovo, prenotare una vacanza in un paesino sperduto dell’Inghilterra dove non esiste nulla – apparentemente – da vedere. Un proposito arduo, impegnativo, che può però farci vedere altre facce di una medaglia oramai troppo conosciuta. Un rinnovarsi partendo dalle piccole cose e non da quelle più eclatanti o già viste.
Destabilizzare abitudini per scoprirne altre più gustose.
E se qualche proposito per il nuovo anno non è del tutto “politically correct”, ma personalmente importante per il raggiungimento della propria serenità, non avrà importanza se il resto del mondo non comprenderà. Poiché la comprensione pura non fa parte dell’uomo, quanto piuttosto l’immedesimazione, ed immedesimarsi in una persona felice e sana è molto più allettante che farlo con chi, seppur con propositi buoni e condivisibili, continua ad arrancare su terreni aridi e poco allettanti.
Buon fine anno a tutti gli “autopropositori”.




